Negli ultimi anni il settore dei robo advisor è esploso. Merito del loro appeal e della facilità di utilizzo, oltre che della possibilità di ottenere concreti ottimi risultati in breve tempo. Eppure, attenzione a non cadere nella facile tentazione di potersi rapportare con loro in maniera non congrua, e attenzione – altresì – a non pensare che dietro i robo advisor vi sia un mero lavoro di progettazione del “giusto” algoritmo.

Nelle scorse settimane è intervenuto in materia, con un interessante approfondimento, il numero 1 di Moneyfarm, società di consulenza finanziaria indipendente e particolarmente innovativa. Intervistato sul tema, il presidente Paolo Galvani ha ricordato come non sia sufficiente avere un qualsivoglia algoritmo all’interno del processo di consulenza per fare robo advisory, e che occorra invece andare ben oltre, realizzando un servizio che consenta di guadagnare esclusivamente dall’attività di consulenza, fornendo al cliente soluzioni reali su cui poter investire, e che possano essere gestite direttamente su piattaforma online, a costi ridotti.
Sempre in tale ambito, a coloro i quali vedono nei robo advisor una sorta di “minaccia” da guardare con scetticismo e superficialità, Galvani ha risposto che in realtà quello del robo advisory è un modello ibrido, e che in Moneyfarm, una delle società leader in questo contesto, operano almeno una ventina di professionisti che sono a disposizione della clientela mediante chat, telefono e altri sistemi di comunicazione, evitando che l’utente si possa sentire “solo”.
Naturalmente, un simile sforzo di consulenza non può che essere oggetto di una pur minima targetizzazione. Il presidente della società di consulenza rammenta correttamente come vi sia pur sempre un livello minimo al di sotto del quale è impossibile pretendere un servizio personalizzato, con la conseguenza che gli investitori “marginali” andranno incontro a un servizio standardizzato.
Altrettanto intuibilmente, il fatto che un investitore possa essere coinvolto in un processo quantitativo e strutturato in maniera standard non deve lasciare intendere che sia “abbandonato” o ricondotto in un approccio non soddisfacente. Spesso, infatti, anche un processo di questa tipologia può riservare gradite soddisfazioni, e può coinvolgere l’investitore in un modello efficiente di valutazione della propensione al rischio, rendendo dunque merito all’utile algoritmo.
Nell’intervista Galvani ha poi posto l’accento sugli sviluppi futuri di Moneyfarm, sostenendo che la propria ambizione è quella di realizzare un wealth management digitale, aggiungendo un prodotto pensionistico alla propria offerta, sia sul mercato italiano che sul mercato inglese, tagliando un altro traguardo importante nella propria strada di sviluppo.
